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Partire per il Perù: una missione di felicità

By 01/10/2018 Giugno 14th, 2019 No Comments

Perché partire per il Perù? Il sorriso dei bambini, i paesaggi incontaminati delle Ande e l'incontro con la popolazione e la tradizione che ti travolgono.

Eleonora Francescato Perù Kiwi The Explorer 5
Eleonora

23 anni
Speranzosa, avventurosa,  sorridente
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1. Come hai raggiunto la località? Con che mezzi ti spostavi in loco?

Il motivo della mia partenza per il Perù è stata la partecipazione ad un viaggio missionario, la meta era solo un luogo eppure mi ha regalato emozioni fortissime. Il piccolo villaggio vicino Cusco, Totora è una zona difficile da raggiungere e abbastanza impervia ma per me è diventato uno dei posti più magici del Pianeta.

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Sono partita in aereo dall’Aeroporto Marco Polo di Venezia e per raggiungere la zona del Cusco ho effettuato 2 scali, in tutto ho viaggiato per un giorno interno. Sulla nascita di Cusco, considerato el ombligo del mundo dell’Impero Inca, ci sono diverse leggende.
All’aeroporto di Cusco ho dovuto affrontare la vuelga, uno sciopero in questo caso dovuto all’aumento della benzina, che ha causato la chiusura dei cancelli dell’aeroporto. Padre Andrea, il Padre Missionario che ho contattato per partire per la missione, mi aspettava fuori ma muoversi durante la vuelta risulta impossibile, anche con il taxi.
Vista la situazione la polizia del Cusco ci ha portato nella casa di appoggio dell’Operazione Mato Grosso nella quale ho alloggiato per una giornata con lo scopo di abituarmi all’altitudine; in Perù si passa da zero metri a 3400m.
Per arrivare a Totora sono 10 ore di pick-up lungo strade sterrate, ma abbiamo fatto tappa a Chuchibambilla per recuperare due ragazzine e visitare l’orfanotrofio.
Mentre percorri le strade del Perù pensi di essere in un altro pianeta, mentre corri affianco a te c’è il burrone e spesso passa solo una macchina alla volta.

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Raggiunta Totora mi spostavo quasi sempre a piedi ma un altro metodo molto utilizzato per spostarsi è andare a cavallo, purtroppo io questa esperienza non sono riuscita a portarla a casa.
Spesso ho utilizzato la moto o il pick-up per i viaggi più lunghi. Ovviamente nel pick-up il posto preferito era il cassone del retro, da qui si vedono le Ande al tramonto, momenti indescrivibili.
Per raggiungere le città più grandi si utilizza un furgoncino da 15 posti, il combi; in questo caso era necessaria la prenotazione.

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2. Qual è stato il motivo che ti ha spinta a partire per questo viaggio missionario?

Il motivo per cui sono partita devo ancora capirlo. Dopo alcuni eventi successi in famiglia, ho sentito la necessità di partire e scoprire dei posti nuovi dove avrei potuto donare un semplice sorriso.
Non sono partita con l’idea di cambiare il mondo, sono solo partita con la speranza di poter capire me stessa e scoprire questi posti dimenticati dall’uomo, ma non da Dio perché lì la fede è molto sentita e io durante questo viaggio l’ho riscoperta.
Mi sono messa in viaggio con la speranza di donare e magari ricevere un sorriso: penso che le foto parlino da sole!

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3. Quali sono le usanze culinarie in queste zone remote del Perù? Facci emozionare con i sapori di questa terra lontana.

Una delle prime osservazioni che ho fatto guardandomi attorno è notare che i bambini mangiano qualsiasi fiore e frutto trovino. Un’altra osservazione immediata è che i pasti prevedono sempre, proprio sempre, la Sopa ovvero acqua con delle verdure a piacimento, patate, carote, cavolfiore oppure cappuccio, unite ad avena, “fideo” ovvero la pasta, oppure altre tipologie di cereali.
Altre pietanze tipiche e onnipresenti sono le Papas, patate dolci anche senza condimenti: sono squisite. Il mais non può mancare: si mangia lesso nella zuppa, “fritto” come i pop-corn non scoppiati. Il mais mantiene la sua forma ma è tutto colorato per sua natura: rosso, nero, giallo o bianco, uno spettacolo per gli occhi. Un altro piatto è il Cuy, il pollo allo spiedo. Inizialmente non avevo il coraggio di mangiarlo ma è davvero buono.

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Tipico di questa zona è il Cuño, patata congelata. A maggio c’è la raccolta delle patate e poi si aspetta la gelata: si ricopre il raccolto con alcuni teli permettendo il congelamento. Utilizzando questa tecnica il raccolto dura quasi un anno.
Il Cuño solitamente si mangia volentieri, ma ho trovato il sapore molto forte e di cattivo gusto. Nonostante questo ho apprezzato la zuppa “Sopa de cuño“, di colore nero.ù

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Per gli amanti del caffè espresso il Perù on è il Paese più adatto, il loro “Cafecito” si allunga con molta acqua: un vero peruviano allunga con “aguita y mucho mucho azucar” –  acqua e molto zucchero!
Un’esperienza che non pensavo di provare è quella di masticare le foglie di Coca per avere energia: vanno masticate, “se picha coca“, all’inizio rilasciano il sapore del tabacco e dopo da fieno. Ho bevuto la Chicha ottenuta dal mais e la Caña, una bevanda molto alcolica realizzata con la canna da zucchero.

4. Quali sono le esperienze che ti hanno fatto maggiormente emozionare?

Ci sono stati tanti momenti in cui ho pianto. Sono andata a raccogliere papas a 3900m e qui ho ascoltato il vero silenzio, ho pianto perché il silenzio mi ha portato a riflettere moltissimo. Qui ho conosciuto una mamma di 19 anni che era sola con la figlia di 1 anno e la abuelita a raccogliere papas. In un altro momento ho incontrato una ragazza di 22 anni che mi ha raccontato le storie dei ragazzini dell’orfanotrofio, non riusciamo a percepire la fortuna che abbiamo a vivere in un posto come questo, che nonostante i problemi che ha questo Paese.

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Essendo partita per un viaggio missionario ho fatto anche un ritiro spirituale, mi sono trovata davanti ad un crocifisso a piangere, a capire cosa davvero mi ha cambiata e cosa avevo lasciato a casa.
Ho capito davvero tanto durante questo viaggio: una notte non ho dormito perché non sono riuscita a dare ad una bambina un paio di scarpe e io ne avevo un paio da 200 euro ai piedi. Ho riflettuto molto sulla povertà ed è proprio quella che mi ha spinto a decidere di tornare, io non credevo a così tanta povertà. Sono partita atea e sono tornata carica di fede, sono in posti come questi che si riscopre
la speranza di credere in qualcosa.

5. Quali zone consiglieresti per vivere al meglio la natura del Perù?

Io ero proprio immersa nelle Ande, non è stato un viaggio turistico ma una vera esperienza di vita. L’unica cosa che posso dire è che in un viaggio come questo puoi vedere la vera Puna, il luogo dove vivono gli Alpaca e i Lama e dove non c’è niente, nemmeno l’acqua e la luce.
Un altro posto da vedere per capire fino in fondo il Perù è il Layme, il luogo dove vengono coltivate le patate.

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Nella Puna sono andata in un posto in cui gli abitanti narrano siano arrivate da Apurimac le radici di un vulcano spento, queste riscaldano notevolmente l’acqua di un fiume. Da lontano si vede una grandissima pozza sovrastata dal vapore, l’acqua bolle e non ho spiegazioni; per sentire il tepore dell’acqua basta mettere i piedi in acqua, se ci si riesce. In un punto è presente un affluente freddo che rende l’acqua tiepida, ma è difficile e faticoso da raggiungere. Questa zona è definita turistica, ma fidatevi non c’è nessuno a distanza di chilometri, e corrisponde al punto in cui gli abitanti vengono a fare la sauna.

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6. Perché consigli di partire per il Perù e fare un’esperienza di viaggio simile alla tua?

Innanzitutto in un viaggio come questo non ci sono oggetti da portare con sé, ma servono il sorriso, la condivisione, l’amore, la speranza e la fede.
In una missione l’obiettivo è aiutare, quello che c’è da fare, si fa. Io davo i viveri ai poveri, stavo spesso con le ragazze del taller e le domeniche stavo in oratorio con i ragazzi.

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Il Perù è una terra che mi ha cambiata, per riscoprire me stessa e capire molte cose dovevo attraversare l’Oceano. Bisogna avere coraggio e aspettare il momento giusto, è un’esperienza che cambia la vita.

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Grazie Eleonora per averci fatto emozionare imaginando questi momenti indimenticabili tra la natura, lo stile di vita locale, i sapori e le persone del posto.

Se ti è piaciuto il Perù e vuoi scoprire altre zone del Sud America leggi anche l’intervista di Marco sul suo viaggio in solitaria in Argentina: Filosofia di viaggio: il tour di Marco dell’Argentina da Buenos Aires alla Patagonia”

Pubblicato il 01/10/2018
Valentina Lovat
Scritto da:

Valentina Lovat

Scrittrice di viaggi e natura, fotografa e amante del mare.

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