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Guardare il mondo con nuovi occhi: perché partire per un viaggio umanitario?

By 18/03/2018 Giugno 14th, 2019 No Comments

Sara ha risposto in modo determinato alle nostre domande sui viaggi umanitari e interculturali svolti nei Balcani da Rete Progetto Pace.

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Sara Kiwi The Explorer
Sara

20 anni
Determinata, empatica, open-minded
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1. Cosa significa partire per un viaggio interculturale e umanitario?

Quella di un viaggio interculturale e umanitario è un’esperienza unica e davvero in grado di cambiare la vita. Nonostante sembri la classica “frase fatta” posso assicurare che nel mio caso, come in quello di molti dei miei compagni di avventura, è stato proprio così; tant’è vero che la partecipazione a questo viaggio ha influenzato in modo non indifferente interi percorsi di studio…e anche di vita.

Partire per questo tipo di avventura significa mettersi in gioco, aprire la propria mente ed il proprio cuore ad altre culture completamente diverse dalla nostra ma ugualmente meritevoli di rispetto e stima; significa anche essere pronti ad entrare in contatto con gli ancora evidenti effetti della guerra e con le storie di vita di giovani, uomini, donne, bambini, anziani, persone malate o abbandonate.

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Infine partire per un viaggio umanitario significa soprattutto tornare a casa con un enorme bagaglio culturale e personale fatto di emozioni, nuove amicizie e consapevolezza di quanto si sia amati, fortunati e di quanto molte cose che si danno per scontate nella vita di tutti i giorni in realtà non lo siano.

2. Negli ultimi anni sei stata in Montenegro, Croazia, Albania, Serbia, Kosovo e Bosnia. Cosa hai imparato della loro cultura?

Quello che secondo me è fondamentale è non partire prevenuti ma, al contrario, propositivi, curiosi e desiderosi di vivere una full immersion di cultura balcanica, che personalmente apprezzo davvero tanto a partire dalla musica fino ad arrivare per esempio alla letteratura. A questo proposito vi consiglio di leggere i libri di Ivo Andric, è davvero uno scrittore fantastico.

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In ogni viaggio sono rimasta sempre piacevolmente sorpresa dalla gentilezza e dalla disponibilità di tutte le persone che ho incontrato.
La maggior parte della gente è sorridente e pronta a scambiare due chiacchiere, sebbene si tratti di persone molto riservate e con un grande senso del rispetto, soprattutto nei confronti delle persone più anziane.
Molti locali mi hanno raccontato di amare l’Italia, le nostre canzoni, il nostro cibo e la nostra lingua, che è più conosciuta e parlata dell’inglese!

Durante gli scambi e i gemellaggi con le scuole ho potuto notare come venga data grande importanza alla musica, al canto, alla danza e allo sport nella formazione dei giovani; forse è qualcosa da cui dovremmo prendere spunto.

3. Quali attività vengono svolte nelle varie tappe del tour?

Una delle caratteristiche di questo viaggio è appunto quella di essere “itinerante”.

Nelle varie tappe del tour si svolgono diverse attività che vengono preparate, riassunte ed elencate ai partecipanti durante gli incontri di preparazione al viaggio. 

Si organizzano scambi e gemellaggi con scuole medie o superiori e organizzazioni locali, si seguono visite guidate nei luoghi più significativi e importanti per la storia del Paese in questione.

Si visitano centri per rifugiati, per anziani, per donne abbandonate, orfanotrofi, asili, ospedali pediatrici, le case delle Suore di Madre Teresa e varie organizzazioni e associazioni locali che operano nel sociale.
Si ascoltano le storie di chi lavora, di chi vive in quei centri e le varie attività che vengono svolte.

4. Com’è la sensazione di poter comunicare con le persone senza parlare la stessa lingua?

Riuscire a comunicare con le persone senza parlare la stessa lingua è qualcosa di speciale, soprattutto con i bambini, è davvero emozionante; si riesce a entrare in sintonia con un sorriso, ridendo e divertendosi insieme.
Ricorderò sempre le due volte che ho giocato con i bambini dell’Asilo Raggio di Sole a Krizevci (Croazia) e con quelli che vivono nel centro della Caritas Umbria in Kosovo: non era necessario parlare la stessa lingua per capire cosa volessero fare, per riuscire a volersi bene e dimostrarsi affetto

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Con le persone adulte, invece, è ovviamente diverso. L’inglese è conosciuto ma la maggior parte della gente capisce e parla l’italiano, per cui comunicare non è mai stato un grande problema. Certo, a volte è necessario ricorrere a gesti e Google traduttore ma…quando non lo si fa all’estero??

5. Perché consiglieresti di visitare questi Paesi almeno una volta nella vita? Cosa ti è rimasto più a cuore?

Penso che i Paesi balcanici siano davvero estremamente sottovalutati. Difficilmente quando si organizza una vacanza si pensa alle spiagge dell’Albania o alla visita di una capitale come Sarajevo, Zagabria o Belgrado.
Mi sono sempre chiesta il perché e mi sono risposta che forse è a causa della concezione “distorta e stereotipata” che la maggior parte della gente ha dei Paesi dei Balcani.

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Personalmente li amo profondamente e consiglierei a tutti, almeno una volta nella vita di visitarli.
Sono Paesi ricchi di storia, di meravigliose città, come Sarajevo, Mostar, Prizren, Spalato, Dubrovnik… di mare stupendo e di buon cibo. Se non avete mai assaggiato i Cevapcici e il Burek…beh dovreste rimediare!

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Secondo me è indispensabile lasciarsi trasportare dall’atmosfera che “si respira” in quei Paesi; solo così è possibile riuscire a viverli e a capirli al meglio…e ne vale davvero la pena.

Diciamo che avendo visitato questi luoghi in occasione di 4 viaggi, oltre alle bellezze naturalistiche e delle città e al cibo fantastico, quello che più mi è rimasto a cuore sono le storie di vita delle persone, i sorrisi dei bambini, la speranza di una vita migliore e il dolore visto negli occhi dei rifugiati. Infine tutte le forti emozioni che ho provato visitando i memoriali, i cimiteri e i luoghi in cui i segni della guerra sono tutt’ora evidenti.

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6. A chi ci si deve rivolgere per fare questo tipo di viaggio?

Nella mia città, Treviso, questi viaggi sono organizzati dalla Rete Progetto Pace di Treviso, che offre la possibilità a circa 50 ragazzi di scuole superiori, Università e Associazioni di tutta Italia di vivere un’esperienza nei Paesi dei Balcani.
Rete Progetto Pace permette di stringere gemellaggi con scuole e associazioni locali, consegnare personalmente nei vari centri e organizzazioni che si visitano materiale e fondi raccolti dai partecipanti durante l’anno con iniziative di solidarietà, facendo toccare loro con mano i segni e le conseguenze dei regimi e dei conflitti degli anni ’90 nei Balcani.

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Grazie Sara per aver condiviso la tua esperienza e l’impatto che i viaggi umanitari hanno nelle scelte del nostro percorso di vita. Ci vediamo presto! 🙂

Se volete partire per liberare la vostra mente il Cammino di Santiago fa per voi!
Andrea ha raccontato la sua esperienza e vi da tutti i consigli per vivere al meglio durante tutto il tragitto:” Viaggiare da Soli? Andrea racconta il Cammino di Santiago“.

Pubblicato il 18/03/2018
Valentina Lovat
Scritto da:

Valentina Lovat

Scrittrice di viaggi e natura, fotografa e amante del mare.

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